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vita da impiegato - 28 febbraio 2008

quando tutto attorno a te sembra un disastro

Si sta parlando di lavoro, chiaramente, non di vita privata. Dunque, se in ufficio mi guardo attorno

  • Vedo che da settembre ho chiesto di cambiare attività, mi hanno detto "no problem", che da aprile sarei stato a tempo pieno nel nuovo lavoro, siamo a marzo e nonostante i miei solleciti poco o nulla si è mosso.
  • Vedo che il collega del mio stesso gruppo, seduto alla scrivania di fronte, a fine gennaio ha chiesto di cambiare attività e tre giorni dopo stava già lavorando nella nuova mansione.
  • Vedo che i "venditori di fumo" in questo momento sono in grande auge presso i grandi capi. Il buffo, o il tragico fate vobis, è che quasi tutti, grandi capi compresi, sono perfettamente consapevoli che si tratta di venditori di fumo ma fanno finta di non vederlo. I venditori di arrosto, soprattutto se rischiano di avere della visibilità, in questo momento sono graditi solo nell'ombra.
  • Vedo che mi danno pochissimo lavoro e che quel pochissimo che devo fare lo sbrigo in un'ora, mettendocela comoda. Le altre sette ore sono qua a far la guardia al bidone di benzina vuoto.
  • Vedo che il consuntivo per il mio bonus annuale ha le formule sputtanate per cui risulta che ho ottenuto il 150% degli obiettivi a me assegnati (vero) ma che questo pesa per lo 0% (e questo è palesemente falso) sul mio bonus. In più la somma dei pesi degli obiettivi non è 100% ma 85% e questo non mi sta bene.
  • Vedo che niente si muove nonostante le mie rimostranze.
  • Vedo che mi sono rotto i coglioni.

E quindi stamattina ho tirato su il telefono e ho chiamato alla sede estera quella che dovrebbe essere la mia responsabile prossima ventura e senza tanti giri di parole le ho detto "Qua non ho praticamente più niente o quasi da fare, sarei anche pronto a collaborare con te. Che ne dici di cominciare a pensarci su?". Lei mi ha detto che lo farà nel week end e lunedì massimo martedì ci risentiamo. Ironia, due secondi dopo la mia capa attuale mi chiama per dirmi che vuol parlare con me della mia prossima posizione, sentire cosa voglio fare e stabilire la cosa con il responsabile estero. Adesso sarà proprio da divertirsi.


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permalink | inviato da gattopesce il 28/2/2008 alle 14:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
 

vita familiare - 11 febbraio 2008

Ripresa

La febbre è passata e quindi oggi si riprende col lavoro. Alla fine ho deciso di saltare le gare dei regionali di nuoto: la piscina di Cremona è continuamente in lavoro, gli spogliatoi sono tremendi, il bordo vasca inesistente, la nuova vasca da 50 metri usata per il riscaldamento in realtà raffredda, visto che parte dei suoi muri con l'esterno sono costituiti ancora da teloni (doveva essere finita a novembre, siamo a metà febbraio e ne manca ancora) per cui in pratica uno che esce dalla vasca tutto bagnato e praticamente nudo si trova di colpo a temperatura ambiente esterno, che in questi giorni alle otto del mattino significano zero gradi. Non mi sembrava il caso per uno appena reduce da una settimana di influenza. In effetti, quest'anno le iscrizioni ai regionali sono state molto meno rispetto agli anni passati e anche le defezioni degli iscritti non sono state poche e su questo gioca molto la logistica infelice della piscina. Non è che l'altra piscina della FIN lombarda, quella di via Mecenate, sia molto meglio ma almeno è riscaldata più che decentemente e se c'è qualcosa che non manca è proprio lo spazio. Non capisco perché si siano incaponiti nella scelta di Cremona.

Oggi rientro al lavoro, quindi. Primo impatto con la casella di posta ("Hai 180 messaggi non letti"), spulciare via le cose importanti dal rumore di fondo, rispondere alle cose più urgenti, scusarsi con alcuni colleghi che evidentemente non erano stati avvisati della mia malattia (la segretaria non l'ha detto praticamente a nessuno, ho scoperto), riprendere alcune attività dal punto in cui le avevo lasciate due settimane fa. Insomma, si riparte con la routine. Speriamo che questa settimana passi in fretta.

Tutto sommato, a casa in relax si stava fin troppo bene.


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vita da impiegato - 17 gennaio 2008

Finalmente si cambia (forse)

Il boss mi ha chiamato nel suo ufficio. Aveva un piccolo lavoro da farmi fare e voleva ragguagli sulla mia ultima trasferta. A quel punto ho preso la palla al balzo: "Ma allora, possiamo stabilire una data precisa per quando cambio definitivamente la mia attività?".

Il boss è rimasto un pochino sorpreso per questa mia uscita, io però mi sono stancato della situazione in cui mi trovo: in ufficio sono praticamente scarico, la "coordinatrice" che mi è stata imposta funziona tipo buco nero - fa tutto lei, sa tutto lei, non passa le informazioni, non coinvolge nessun altro nella sua attività, non parla, non manda mail, non fa sapere a nessuno che cosa stia davvero facendo. Però nonostante questo insistono nel tenermi qua, "Non possiamo farti andare via se prima non troviamo un sostituto". Sostituto per far che? In realtà il motivo, quello vero non detto e indicibile, mi è chiaro ma non mi sta bene di avere il ruolo dell'estintore, che in condizioni ordinarie se ne sta lì, sul suo sostegno a prender polvere ma che nel caso in cui scoppiasse un incendio allora viene afferrato di corsa per risolvere la situazione, salvo che poi a prendersi la gloria non è lui ma chi lo ha preso in mano. Me l'hanno fatta una volta, non ce ne sarà una seconda: troppo facile e troppo comodo.

Così, il boss dopo l'attimo di spiazzamento comincia a sciorinare date e giorni: "Potresti iniziare a seguire la tua nuova attività a partire dal giorno X e poi trasferirti definitivamente il giorno Y". Che è un giorno relativamente vicino nel tempo e soprattutto una data ben precisa. "OK", ho detto. Ora, se il giorno X non succederà niente, ho in mano un argomento forte per farmi sentire.

Però mi sta facendo girare un pochino le palle che il collega che ha deciso anche lui di cambiare attività pochi giorni fa adesso stia di fatto già lavorando nel suo nuovo ruolo. Questo cambio me lo stanno facendo proprio sudare.


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vita da impiegato - 22 ottobre 2007

Pezzenti

mouseLa scrivania dell'impiegato ing. Gattopesce ultimamente è più pulita del solito (sì sto preparando le valigie per traslocare di mansione). Da anni l'impiegato ing. Gattopesce utilizza per il suo mouse aziendale un tappetino Ikea, pagato la folle cifra di 1000 lire (sì, c'era ancora la lira quando l'ho comprato), tappetino che dopo anni di utilizzo quotidiano stava iniziando a mostrare chiari e inequivocabili segni di usura. Per non parlare degli scarabocchi ormai indelebili sul tessuto fatti con la punta in metallo della matita a mine intercambiabili, scarabocchi che in realtà fissavano per l'eternità concetti essenziali e chiave enucleati durante le interminabili audioconferenze+NetMeeting a cui il suddetto impiegato ing. Gattopesce deve partecipare per compito istituzionale (c'erano dei fiori a otto petali che neanche Keith Haring, per non parlare dei cazzetti in miniatura e delle palline attraversate da una riga spezzata a chiara metafora del mio stato d'animo entusiasta e proattivo durante tali riunioni).

Insomma, era un tappetino del mouse semislabbrato, più morto che vivo.

Ebbene, stamattina, rientrando in ufficio, sulla scrivania dell'impiegato ing. Gattopesce il tappetino non c'era più. Qualcuno ha avuto il coraggio di fregarselo.

Alla faccia delle pezze al culo.


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permalink | inviato da gattopesce il 22/10/2007 alle 9:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
 

cercare lavoro - 5 ottobre 2007

Si cambia

E dopo il colloquio con la capa è arrivato il momento dell'incontro con il big boss, già informato su tutto. L'atmosfera è rilassata e cordiale, del resto anche con lui ci conosciamo fin dal mio primo giorno in azienda e per di più, tranne una parentesi di cinque anni, in qualche modo è sempre stato tra i miei responsabili più o meno diretti. Andiamo subito al sodo, spiego la mia voglia di cambiare e il desiderio di rimettermi in gioco, si parla delle varie alternative, compresa quella dell'uomo di CL, dei vari livelli di rischio. A quel punto io metto in tavola la loro controproposta, con alcuni paletti che vengono condivisi ("non mi sposto dall'Italia, non posso accettare di trasferirmi all'estero a tempo determinato") e con una prospettiva balenata addirittura più succosa di quanto avessi previsto. Con il consiglio di accelerare i tempi verso la capa, per cui il suo "minimo sei mesi" deve diventare "massimo sei mesi".

Discretamente ho già sondato il terreno presso quelli che potrebbero essere i miei futuri colleghi e ho visto con piacere che un mio eventuale arrivo sarebbe molto ben accolto. So anche che quello che potrebbe essere il mio futuro capo sarebbe più che contento di avermi nella sua squadra, sono anni che mi sta "corteggiando" e anche di recente mi ha fatto capire che mi farebbe ponti d'oro (non economicamente, ahimé) purché vada a lavorare con lui.

Soprattutto, nessuna tensione, nessun litigio, molta disponibilità almeno apparente nel lasciarmi spostare di posizione. In fin dei conti, così facendo eliminano anche il rischio che il mio lavoro e le mie competenze mettano in evidenza i chiari limiti della "predestinata" ed eliminano alla radice un potenziale conflitto. Tutti contenti allora? Presto per dirlo, ma almeno le premesse ci sono tutte.

Così domani Giu e io possiamo partire per Venezia con maggiore serenità.


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