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vita familiare - 8 luglio 2008

Armatevi e partite

Dunque, sabato pomeriggio Giu e io eravamo a Venezia a farci il nostro solito giro quando a un certo punto, passando davanti a un bar pasticceria in una zona ampia e molto affollata, sentiamo delle urla provenire dall'interno. Si sentono voci concitate di uomo e poi due voci di donna, chiaramente spaventate, che urlano "Andate via! Andate via!"

Rallentiamo il passo, vediamo che altri passanti si avvicinano al bar ma si tengono a distanza. Superiamo il bar e sentiamo uno strillo di donna, forte, acuto seguito da forti urla maschili. Ci giriamo, vediamo che nessuno interviene, ci guardiamo e senza dire una parola Giu e io torniamo indietro di corsa e ci precipitiamo dentro al bar. Le due donne sono le cameriere in servizio, i due uomini sono clienti, uno dei due al nostro arrivo scappa mentre l'altro ci affronta, con un accento che lì per lì mi è sembrato straniero ma che poi ho compreso essere in realtà italianissimo. "Che cosa volete? Andate via, non son fatti vostri!". Giu lo affronta di petto, urlandogli "Lascia stare le signore!", senza toccarlo, io entro nel bar e chiedo alle due spaventatissime donne se sapessero chi era quel tale ("No non lo conosciamo non lo abbiamo mai visto prima"), chiedo loro se sono le titolari mi dicono di no, che il responsabile è via e son lì da sole. Chiedo se il tale avesse fatto loro del male e mi dicono di no, che si sono spaventate perché si son trovate in mezzo a una rissa tra energumeni senza poter fare niente e temendo di venir coinvolte.

Intanto fuori dal bar si è ammassata una piccola folla, si sono fermati solo dopo che Giu e io siamo intervenuti. Il tale continua a discutere con Giu e a minacciarlo, Giu senza alzare la voce ed evitando di toccarlo lo affronta mostrandogli di non temerlo, un signore anziano prende il cellulare e fa per chiamare il 113. Il tizio lo spintona malamente, gli butta a terra il telefonino e glielo sfascia. Giu si interpone tra i due, con l'energumeno (era una spanna buona più alto di noi e almeno un venti chili più pesante) che continua a inveirci contro. Io prendo il mio cellulare e chiamo il 113, il tizio vede ma a me non fa niente (coraggioso) e inizia una tiritera che ce l'hanno tutti con lui perché è meridionale, che al suo paese i "pagliacci"(ossia Giu e io) non si mettono in mezzo quando ci sono queste discussioni, che lui è qua per lavorare, poi alle proteste dell'anziano per il cellulare rotto se ne esce con un "E che vuoi da me? Non sono stato io!" e a quel punto sbotto io: "Ma chi credi di prendere per i fondelli? Ti abbiamo visto tutti, qua, tutti che hai aggredito il signore, credi forse di farci fessi con le tue bugie?" e quello a insistere che al paese suo la gente non si immischia e che chi si mette in mezzo è un pagliaccio e così via.

Intanto il suo amico torna indietro e tenta di portarlo via, ma lui niente, si incaponisce, ricomincia a litigare. Io parlo con le due bariste, anche per tranquillizzarle, mi raccontano che i due han cominciato a discutere tra loro per stupidaggini poi l'energumeno ha rotto un bicchiere e ha cominciato a picchiare l'altro e loro si son messe a urlare fino a quando siamo intervenuti noi. Arrivano finalmente i carabinieri, l'energumeno comincia a urlargli che son tutti delinquenti corrotti ma gli agenti, tra l'altro suoi paesani, lo rimettono in riga, gli chiedono i documenti e lui non ce li ha, lo portano fuori in una calle a lato, stretta, sottraendolo alla vista della folla che fino a un secondo prima per tutto il tempo è stata muta e immobile a guardare, senza che nessuno aprisse bocca o muovesse un dito a parte noi due e l'anziano. Alla fine, Giu e io, vedendo che i carabinieri han preso in mano la situazione, ce ne andiamo.

E abbiamo commentato il comportamento del tipo, evidentemente non abituato al fatto di veder qualcuno reagire alle sue prepotenze. Ma soprattutto ci aveva disgustato la totale passività dei passanti. A noi è sembrato naturale intervenire, senza pensare al fatto che il tale potesse avere un coltello o che ci potesse saltare addosso (ci abbiamo pensato dopo). E abbiamo pure pensato che magari qualcuno di quegli etero pusillanimi che c'erano immobili lì fuori era pure tra i tipi capaci di pensare che i gay sono "uomini a metà", privi di caratteristiche virili. Tsé.

E naturalmente, il quotidiano locale il giorno dopo ha riportato la notizia a modo suo: completamente cannata.


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vita familiare - 8 novembre 2007

Y la vida sigue siguiendo

E così pian pianino, zitti zitti ci stiamo avvicinando alla fine anche di questa seconda settimana di novembre. Da quando è stata definita la mia situazione lavorativa le cose qua vanno molto meglio per quanto mi riguarda. Sicuramente sono più sereno ma sono anche molto ma molto più distaccato nei confronti di quel che faccio. Mi prendo il mio tempo, mi prendo le mie pause, non discuto più di tanto o meglio non discuto affatto le idee di chi dovrebbe coordinarmi e non correggo se vedo cose che mi lasciano perplesso a meno che non si tratti proprio di cose macroscopiche. Ma per il resto faccia pure, non sarò certo io a mettere una pezza conto terzi se la cosa non mi procura un tornaconto o non è necessaria per evitarmi problemi nella mia futura mansione. E devo ammettere che sto proprio assaporando il contrasto tra il mo attuale atteggiamento, molto rilassato e quasi da spettatore, e le corse e gli sbattimenti di chi deve cominciare a fare i conti col fatto che non ci sarò più io a fare da pompiere e che ho già riposto gli idranti e messo sotto chiave gli estintori.

Ieri hanno tolto finalmente il gesso a Giu. Stranamente non gli hanno fatto alcuna radiografia di controllo. Stamattina il braccio gli faceva male, o meglio il dolore era tutto nel muscolo dell'avambraccio, finalmente libero dopo quasi venti giorni di immobilità. Tornare a muoverlo adesso ha delle ripercussioni, settimana prossima saprà dove e quando inizierà la fase di riabilitazione. Ha provato anche a guidare l'auto, scegliendo una zona disabitata del paese, non sembra avere grossi problemi. Speriamo bene, sarebbe un peccato dover rinunciare al nostro viaggio di dicembre programmato da tempo. Incrocio le dita.

Ho la spalla sinistra leggermente dolorante, anche ieri sera l'allenamento di nuoto è stato tosto, ormai sta diventando la norma chiudere la seduta con esercizi dove nuotiamo con addosso una maglietta di due taglie più grandi e con le maniche tagliate: ieri alla fine di tutto sei serie da 400m stile, la prima maglietta palette e pull buoy, la seconda solo maglietta e pull buoy, la terza completa con maglietta, le altre tre idem ma senza maglietta. Non sembra ma la maglietta frena parecchio e obbliga a forzare, però l'allenamento sta cominciando a far sentire i suoi effetti, l'anno scorso la spalla mi saltava per molto meno, ieri mi son dovuto fermare solo tre volte per i dolori per poi ricominciare quasi subito. Vedremo domenica di là alla seconda gara della stagione se è vero.

Questo fine settimana scendo a Venezia, il pronipote no. 2 compie cinque anni (mi sembra ieri che lo tenevo in braccio appena nato) e ne approfitto anche per ritirare la nuova tessera dei trasporti che sostituisce la famigerata CartaVenezia e le istruzioni per il prossimo viaggio di dicembre. E anche per vedere mamma, ovviamente: per quanto sia ancora in gamba gli anni cominciano a farsi sentire e non son pochi e al telefono la sento sempre più stanca. Vediamo quando riesco a convincerla a venirci a trovare qualche giorno e a staccare un pochino dal suo solito tran tran.

E mi han detto pure che son venute bene le foto scattate alla fontana del paese. Son proprio curioso di vederle.


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vita familiare - 19 ottobre 2007

Crack

Ieri in pausa mensa ho recuperato l'allenamento saltato mercoledì sera, sia pure in forma condensata avendo solo mezz'ora di tempo effettivo (1200 metri invece dei 2800 previsti nell'ora canonica, sia pur quasi dimezzando il "peso" dei vari esercizi). Ero tutto contento, anche perché ormai ho acquisito al 95% l'automatismo nella virata a stile e non mi spavento più a farla anche se c'è la sciura con la cuffia a margheritone ferma a fondo vasca. Appena uscito dallo spogliatoio e dalla mega doccia (a proposito, che senso ha vietare di far la doccia nudi in uno spogliatoio rigorosamente maschile e ad accesso cieco, per cui uno alle docce ci deve arrivare di proposito e non ci può passare davanti per caso?), appena uscito dalla mega doccia ecco che vedo un SMS sul cellulare: "Segreteria telefonica, hai un nuovo messaggio vocale", chiamo e sento la voce di Giu, in questi giorni a casa in mutua dopo una brutta caduta sul gomito, che mi dice tutto affannato "Chiamami appena puoi".

Ovviamente tento di richiamare subito, trovo occupato, ci riprovo, sempre occupato alla fine scopriamo che ovviamente io stavo tentando di chiamarlo mentre lui stava tentando di chiamare me. Alla fine ci ribecchiamo e gli chiedo "Allora che è successo?". E lui mi spiega che stamattina il braccio aveva cominciato a fargli male, molto male, troppo male, sarebbe dovuto andare venerdì (oggi) a fare la radiografia ma per via del dolore aveva deciso di andare ugualmente al pronto soccorso. "E quindi?" gli chiedo, "Quindi mi hanno trovato una frattura, mi hanno ingessato il braccio solo che ora ho un problema: son venuto qua in macchina e adesso non posso guidare". Ok, capito. Molla tutto, salta il pranzo e corri a casa, lascio giù l'auto e cerco di prendere l'autobus per raggiungere Giu.

Ora, che non mi vengano a rompere le palle coi discorsi sulle domeniche ecologiche, sull'uso intelligente dell'auto e così via quando per fare 5 km con i mezzi pubblici, avendo come destinazione una cosa non secondaria come l'ospedale principale, si scopre che:
A) c'è un mezzo ogni 40 minuti (quaranta) dal nostro paese alla città (2 km di distanza)
B) è stato ridotto il numero di linee che portano all'ospedale e quindi
C) per fare 5km e mezzo alla fine ho impiegato un'ora e mezza: considerando che un essere umano che cammina percorre all'incirca 5 km in un'ora la conclusione è che facevo prima ad andare a piedi.

Comunque, raggiunto Giu, andiamo finalmente a prendere l'auto (parcheggiata in culo ai lupi) e via a Brescia dal fratello di Giu nonché mio cognato per prendere a prestito la fascia anatomica di sostegno al gesso (comprarla costa 70 euro, mortacci), tempo di tornare a casuccia e s'era fatta già ora di cena. Impresa convincere Giu a lasciar perder di preparar pranzo, tavola ecc. - "Mi arrangio io tu riposati", "Mica sono invalido, ho sempre la mano destra buona". Ne avrà per 20 giorni almeno.

Ovviamente salta il ritorno sulla scena dei mercatini di antiquariato, dovevamo iniziare a fine di questo mese ma in queste condizioni non è il caso. E ora al mattino ho qualche nuova incombenza in più da crocerossina, tipo lavare le lenti a contatto di Giu e aiutarlo a mettersele, aiutarlo ad allacciarsi le scarpe ecc. Lui non gradisce molto dipendere dal prossimo ma stavolta gli tocca e chissà se è la volta che finalmente si riposa un pochino :)


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